Delle meraviglie sportive del Cav.

E’ una storia meravigliosamente berlusconiana quella di Kaká, e lo è forse più di ogni improvviso predellino delle libertà, più di ogni compagnia sottratta dalle manacce straniere e più di ogni città eroicamente salvata da montagne di rifiuti.
21 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 12:48
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Ma se il Cav. è il primo teorico della propria invincibilità – e se l’invincibilità del Cav. brilla con più forza quando il presidente è modestamente costretto a fare i miracoli, a sorridere anche quando tutto sembra andare a rotoli e a non scomporsi più di tanto anche quando inspiegabilmente i suoi ministri prevedono inutili apocalissi economiche – non c’è dubbio che alla fine della partita, soprattutto in questo caso, sarà lui ad aver vinto. Certo, magari si scoprirà che il Cav. ha fatto giochi di prestigio, magari da questa storia verrà fuori ancora una volta quella sfacciata e invidiabile abilità diplomatica che anche nel calcio caratterizza l’opera del Cav. Ma la verità è che non c’è gesto come quello che ha permesso di non perdere Kaká – il gesto del presidente che tira fuori dai pasticci la squadra, che protegge a tutti i costi i suoi uomini e che difende la bandiera sportiva come fosse quella di una società quotata in borsa – che non renda universalmente accettabile Silvio Berlusconi, anche per i suoi peggiori nemici.
I giornali riporteranno le parole seccate degli sceicchi sauditi – “ci sono state pressioni politiche”, “è inaccettabile quello che è successo con il Milan" – e spiegheranno che quella di Kaká e della società non è stata una scelta eroica, ma è stata solo frutto di una pressione della dirigenza milanista, terrorizzata dal ritrovarsi sotto i balconi di via Turati i tifosi con i forconi in mano. Ma comunque siano andate le cose in fondo le potenziali incazzature di Milanello non sono così diverse da quelle di Fiumicino e di Malpensa, e anche per questo il miracolo rossonero del Cav. somiglia molto a quello alitaliano.